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da | Nov 14, 2025 | Novità | 0 commenti

Stop ai motori termici: l’UE ridisegna la mobilità del futuro

L’Unione Europea ha approvato in via definitiva il regolamento che prevede lo stop alla vendita di nuovi motori termici dal 2035, confermando quanto già stabilito dal Parlamento europeo e includendo la richiesta tedesca di consentire l’uso degli eFuel.

Regole UE: cosa cambia davvero

Il Green Deal europeo rappresenta la strategia complessiva dell’UE per contrastare la crisi climatica. Prevede una riduzione delle emissioni di CO₂ del 55% entro il 2030, come stabilito dal pacchetto Fit for 55, fino al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Per il Parlamento europeo, tuttavia, questi obiettivi non sono più sufficienti: è necessario accelerare la transizione verde, in particolare nel settore dei trasporti, uno dei più impattanti in termini di inquinamento.

In quest’ottica, a metà febbraio l’Eurocamera ha approvato un accordo che introduce nuove soglie di riduzione delle emissioni per auto e veicoli commerciali leggeri, con misure pienamente allineate al Fit for 55. Il provvedimento fissa un traguardo chiave: riduzione del 100% delle emissioni entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021, sancendo di fatto lo stop alla vendita di nuovi veicoli con motore termico tradizionale.

Il Parlamento ha inoltre introdotto un obiettivo intermedio al 2030, che prevede una diminuzione del 55% delle emissioni per le auto e del 50% per i furgoni. Dopo il voto dell’Aula, il regolamento è stato definitivamente ratificato dal Consiglio dell’UE: i ministri europei dell’Energia hanno confermato a maggioranza la fine dei motori benzina e diesel, accogliendo al tempo stesso la richiesta tedesca di una deroga per i carburanti sintetici (eFuel).

La posizione dell’UE sui combustibili alternativi

Il nuovo regolamento europeo introduce una deroga specifica, richiesta con forza dalla Germania, che consente la produzione – anche dopo il 2035 – di veicoli con motore termico alimentati esclusivamente a eFuel. In pratica, oltre quella data sarà ancora possibile fabbricare e immatricolare auto a combustione interna, ma solo se alimentate da carburanti sintetici. Restano invece esclusi i biocarburanti, sostenuti dall’Italia, che non rientrano nelle opzioni ammesse.

Secondo la Commissione europea, la differenza è netta: gli eFuel possono essere generati impiegando solo energia rinnovabile, risultando quindi a impronta di carbonio neutra. I biocarburanti, al contrario, manterrebbero una carbon footprint significativamente più alta. Inoltre, essendo ottenuti anche da coltivazioni dedicate, potrebbero provocare impatti negativi sul sistema agroalimentare europeo, tema che Bruxelles considera particolarmente critico.

La posizione dell’Italia sulla transizione

L’Italia condivide gli obiettivi climatici fissati dall’Unione Europea per la riduzione delle emissioni, ma sostiene la necessità di una transizione verso l’elettrico più graduale, che sia davvero sostenibile sul piano economico e socialmente equilibrata. In quest’ottica, il nostro Paese continua a promuovere il ruolo dei carburanti alternativi, considerati una possibile soluzione per prolungare la vita dei motori termici riducendone al tempo stesso l’impatto ambientale.

Per questo motivo l’Italia si è opposta al divieto, previsto dal 2035, di produrre veicoli con motore termico alimentati da biocarburanti, ritenendo che anche questi combustibili possano raggiungere la neutralità emissiva. A differenza degli eFuel, però, i biocarburanti sono stati esclusi dal regolamento europeo, nonostante i dubbi ancora aperti sui costi elevati e sulla reale sostenibilità dei carburanti sintetici.

 

Le criticità della transizione all’elettrico

La prospettiva di abbandonare i motori termici entro il 2035 richiederà un vero cambiamento culturale nel modo di intendere la mobilità. La e-mobility rappresenta senza dubbio una risposta concreta all’inquinamento generato dai veicoli endotermici, ma pone anche una serie di sfide pratiche che privati, professionisti e imprese dovranno affrontare nei prossimi anni.

Ad oggi, le principali criticità della mobilità elettrica includono:

  • una rete di ricarica ancora insufficiente e non diffusa in modo capillare;

  • colonnine distribuite in modo disomogeneo, con forti differenze tra aree urbane e periferiche;

  • un’infrastruttura di ricarica non ancora pienamente integrata e interoperabile a livello europeo;

  • difficoltà, in alcuni contesti, a sostituire i veicoli endotermici con alternative elettriche;

  • costi d’acquisto più elevati rispetto ai mezzi con motore a combustione;

  • autonomie inferiori rispetto ai veicoli tradizionali.

La limitata diffusione delle colonnine resta l’ostacolo più rilevante alla migrazione completa verso l’elettrico. Si tratta tuttavia di criticità superabili entro il 2035, attraverso il potenziamento delle infrastrutture, una distribuzione più equilibrata dei punti di ricarica e politiche nazionali capaci di incentivare l’elettrificazione e l’installazione di stazioni domestiche e aziendali.

 

La transizione verso la mobilità a zero emissioni è un processo complesso, che richiede investimenti strutturali, scelte politiche coerenti e un cambiamento progressivo delle abitudini di cittadini e imprese. La strada tracciata dall’Unione Europea definisce un obiettivo chiaro per il 2035, ma il successo di questa transizione dipenderà dalla capacità dei singoli Paesi di sostenere l’evoluzione tecnologica e rendere la mobilità elettrica davvero accessibile, conveniente e integrata nel tessuto sociale ed economico.

 

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