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da | Gen 16, 2026 | Novità | 0 commenti

Patente B, la riforma che cambia il modo di imparare a guidare

 

A breve, conseguire la patente di guida richiederà più impegno e maggiore preparazione.

Con il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 17 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 23 dicembre, entra infatti in vigore una riforma che ridisegna il percorso formativo per la patente B. Il provvedimento interviene sull’articolo 122 del Codice della Strada, come modificato dalla legge n. 177/2024, con un obiettivo dichiarato e inequivocabile: aumentare la sicurezza e ridurre l’improvvisazione.

Patente B, la riforma che chiede più esperienza prima di partire

Il primo segnale è chiaro: le ore obbligatorie di guida aumentano da 6 a 8. Non è un dettaglio, ma un investimento forzato in esperienza reale. Le ore dovranno essere svolte esclusivamente con istruttori autorizzati e presso autoscuole abilitate, mettendo fine alla pratica informale con amici o parenti prima del completamento del percorso ufficiale. Prima si impara, poi si guida.

La pratica diventa così un percorso modulare articolato in quattro fasi da due ore ciascuna. Il modulo A è dedicato alle basi: uso del veicolo, manovre fondamentali, gestione delle emergenze e familiarizzazione con gli ADAS, ormai presenti anche sulle auto di fascia più bassa.

Il modulo B affronta la guida urbana, tra traffico intenso, parcheggi e precedenze.

Il modulo C introduce la velocità controllata su strade extraurbane e autostrade, dove contano spazio e tempi di reazione. Il modulo D, infine, rende obbligatoria la guida notturna, dopo le 20 o mezz’ora dopo il tramonto e fino alle 6:45: perché di notte cambiano visibilità, riflessi e percezione del rischio.

Più formazione e più costi

C’è poi la grande scommessa digitale. La certificazione delle ore di guida passerà attraverso il Portale dell’Automobilista, sotto il controllo diretto della Motorizzazione. Una piattaforma unica pensata per uniformare, tracciare e rendere verificabile l’intero percorso formativo. L’attestazione digitale avrà una validità di 18 mesi: un margine che consente di sostenere, ed eventualmente ripetere, l’esame in caso di bocciatura e che, una volta completate le ore obbligatorie, permette di esercitarsi anche al di fuori dell’autoscuola. Più controllo all’inizio, maggiore autonomia alla fine.

Naturalmente, questo cambiamento ha un costo. L’aumento delle ore di guida si traduce in spese più elevate, che si sommano ai rincari già in vigore dal 1° novembre scorso, legati agli adeguamenti retributivi degli esaminatori. La patente, ancora una volta, diventa più cara. Ma il legislatore scommette su un principio semplice e antico: investire prima per risparmiare dopo, soprattutto quando il risparmio si misura in sicurezza e vite umane.

In un Paese in cui l’età media dei conducenti continua a salire e sulle stesse strade convivono neopatentati inesperti e ultraottantenni ancora al volante, questa riforma tenta di rimettere ordine partendo dalle basi.

Non è una misura punitiva, ma un intervento di educazione strutturale. Perché la sicurezza non nasce dalla paura della sanzione, ma dalla consapevolezza dei propri limiti e delle responsabilità che la guida comporta.

 

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