Multe, patente e ricorsi: il principio fissato dalla Cassazione

Le pronunce giurisprudenziali, da ultimo la Cassazione n. 32988 del 2025, hanno chiarito che l’obbligo di comunicazione non può esistere autonomamente né essere separato dall’esito del verbale principale.
Molti ricorsi nascono dal fatto che la multa viene notificata al proprietario del veicolo, anche quando non era lui a guidare. Questo scarto tra chi riceve la sanzione e chi ha materialmente commesso l’infrazione rende l’indicazione del conducente un passaggio obbligatorio, ma anche rischioso. La Corte di Cassazione chiarisce che non si può pretendere una collaborazione piena e definitiva da parte del cittadino quando il verbale da cui nasce l’obbligo è ancora contestato e non ha una stabilità giuridica.
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Il caso esaminato
La decisione della Corte di Cassazione nasce da una multa per eccesso di velocità rilevata tramite autovelox e contestata dal proprietario del veicolo. Contestualmente alla proposizione del ricorso, l’automobilista aveva segnalato all’ente accertatore, tramite PEC e secondo le indicazioni ministeriali, la pendenza del giudizio.
Nonostante ciò, l’amministrazione aveva notificato un secondo verbale, superiore ai 300 euro, contestando la violazione dell’articolo 126-bis del Codice della Strada per la mancata comunicazione, entro 60 giorni, delle generalità del conducente.
Dopo due pronunce sfavorevoli nei gradi di merito, fondate sull’idea che il ricorso non sospendesse l’obbligo di comunicazione, la questione è giunta davanti alla Cassazione, che ha ribaltato l’impostazione seguita fino a quel momento. Secondo i giudici di legittimità, l’obbligo di indicare il conducente non può sorgere finché il procedimento amministrativo o giudiziario non si è concluso. Ne consegue che, se il verbale presupposto viene annullato, viene meno anche il fondamento giuridico della richiesta di comunicazione dei dati della patente.
Il chiarimento della Corte di Cassazione
Con la sentenza n. 32988 del 2025, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’obbligo di indicare il conducente non può operare mentre è in corso un ricorso contro il verbale.
L’obbligo accessorio, infatti, presuppone l’accertamento definitivo dell’infrazione e non può anticiparlo.
Secondo la Suprema Corte, la proposizione del ricorso colloca il procedimento sanzionatorio in una fase di sospensione, diretta espressione del diritto di difesa. Finché non viene accertata la validità della multa, non può sorgere un dovere che da essa dipende.
In questo modo, la richiesta di comunicazione viene ricondotta alla sua funzione originaria e non può più essere utilizzata come strumento sanzionatorio autonomo e sganciato dalla violazione principale: la sanzione accessoria resta tale, cioè conseguenza e non presupposto della multa.
Cosa cambia per gli automobilisti che presentano ricorso
Pur venendo meno l’obbligo di indicare immediatamente il conducente, resta opportuno segnalare all’organo accertatore l’avvenuta proposizione del ricorso, precisando che la comunicazione dei dati è temporaneamente sospesa in attesa della decisione.
La pronuncia della Cassazione non elimina l’obbligo in sé, ma ne sposta il momento di insorgenza. In caso di contestazione di una multa con decurtazione dei punti, l’automobilista non è quindi tenuto a indicare subito chi era alla guida: l’obbligo rimane sospeso e potrà riattivarsi solo qualora il verbale venga definitivamente confermato.
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