Tutor in Italia: il decreto che può mettere fuori uso molti impianti

Si prepara un cambiamento profondo per il controllo della velocità sulle strade italiane.Una nuova regolamentazione potrebbe infatti decretare la fine operativa per migliaia di autovelox e tutor oggi attivi.
A fronte di circa 11.000 dispositivi installati sul territorio nazionale, i dati ufficiali indicano che solo 3.800 risultano regolarmente censiti e appena un migliaio è conforme ai nuovi requisiti stabiliti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L’imminente entrata in vigore di un decreto specifico sull’omologazione degli apparecchi, già notificato alla Commissione Europea attraverso la procedura TRIS, è destinata a incidere in modo significativo sull’assetto della sicurezza stradale, con effetti rilevanti non solo sulla prevenzione e sulla legittimità delle sanzioni, ma anche sulle entrate degli enti pubblici.
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Sicurezza stradale: perché il sistema dei tutor non può fermarsi
I numeri degli ultimi vent’anni evidenziano con chiarezza quanto i sistemi di controllo abbiano inciso sulla sicurezza stradale. Tra il 2002 e il 2024, gli incidenti sulle autostrade italiane si sono ridotti del 42,3%, passando da 16.359 a 9.443 casi. Ancora più significativa la contrazione delle vittime, diminuite del 68% (da 801 a 256), mentre i feriti sono calati del 44,3%, da 27.827 a 15.479. Un miglioramento che, secondo molti esperti, è strettamente connesso all’introduzione di strumenti come il tutor e a un sistema di controlli via via più rigoroso.
Proprio per questo, l’eventuale disattivazione di una parte consistente degli apparecchi solleva forti preoccupazioni. Oltre al possibile indebolimento dell’effetto deterrente sui comportamenti di guida, con il rischio di una risalita degli incidenti, emergono anche rilevanti criticità sul piano amministrativo e legale. I Comuni che continuassero a utilizzare dispositivi non conformi alle nuove regole si esporrebbero a una raffica di ricorsi e contenziosi, senza escludere l’apertura di procedimenti davanti alla Corte dei Conti per ipotesi di danno erariale.
Tra norme europee e sicurezza stradale, la partita è ancora aperta
Per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti l’intervento normativo è un passaggio inevitabile. L’obiettivo dichiarato è allineare il sistema italiano ai parametri europei, così da assicurare strumenti di rilevamento più affidabili e misurazioni sempre più accurate. Nell’ambito della procedura TRIS è prevista una fase di stand still della durata di 90 giorni, periodo in cui l’adozione di nuove misure resterà sospesa, aprendo uno spazio utile al confronto e alla definizione di soluzioni condivise.
Parallelamente, però, cresce la pressione da parte di amministrazioni locali, forze di polizia e associazioni di settore, che chiedono maggiore elasticità nei tempi di applicazione e possibili deroghe. La preoccupazione principale riguarda l’eventualità di un’ondata di ricorsi e cause giudiziarie, con il rischio di rallentare ulteriormente l’operatività degli enti pubblici e di appesantire il carico dei tribunali.
Le prossime settimane saranno quindi decisive per delineare il futuro dei controlli sulla velocità nel nostro Paese. In gioco c’è un equilibrio complesso: da un lato il rispetto delle norme comunitarie, dall’altro la necessità di preservare livelli adeguati di sicurezza stradale. Un confronto costante tra il MIT, gli enti territoriali e tutti gli attori coinvolti sarà determinante per individuare una soluzione che tuteli allo stesso tempo legalità e sicurezza degli utenti della strada.
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