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da | Gen 9, 2026 | Novità | 0 commenti

Bollo auto, il 2026 è l’anno della svolta?

La riforma del bollo auto, elaborata dal governo la scorsa estate, era inizialmente destinata a entrare in vigore il 1° gennaio 2026.

Il percorso, tuttavia, si è arrestato lungo l’iter di approvazione dello schema di decreto, di cui si era discusso già lo scorso giugno. Il 2026 potrebbe rappresentare un passaggio decisivo, soprattutto per il bollo auto, mentre sul fronte del superbollo lo scenario resta più prudente e graduale.

Il nodo procedurale che ha bloccato la riforma

Il motivo dello stallo è tecnico, ma tutt’altro che marginale: lo schema di decreto non ha mai ottenuto il parere preliminare della Conferenza Unificata, l’organismo che coordina il confronto tra Stato, Regioni ed enti locali sulle norme di interesse condiviso. Un passaggio indispensabile, soprattutto considerando che il bollo auto è un tributo di competenza regionale.

Il mancato coinvolgimento della Conferenza, tuttavia, non ha fatto decadere il provvedimento. Nel frattempo, il governo ha infatti ottenuto una proroga di un anno della delega fiscale, inizialmente in scadenza ad agosto 2025 e comprensiva anche della riforma del bollo auto. Ciò consente al testo di tornare all’esame istituzionale nel corso del 2026, con una possibile approvazione entro l’anno e un’entrata in vigore verosimilmente non prima del 2027.

Resta comunque un’incognita rilevante: il testo finale potrebbe non coincidere integralmente con la versione approvata dal governo nel giugno 2025, dal momento che sia la Conferenza Unificata sia il Parlamento dovranno ancora esprimere i propri pareri.

Esenzione dal bollo per i redditi più bassi

Uno degli interventi più significativi riguarda i contribuenti con redditi molto bassi. È infatti in fase di definizione l’introduzione di una soglia economica al di sotto della quale il bollo auto non sarebbe più dovuto. A partire dal 2026, chi dichiara un reddito annuo personale inferiore a 8.000 euro potrebbe beneficiare di un’esenzione totale dal tributo.

L’agevolazione scatterebbe solo dopo la verifica dei dati fiscali, effettuata sulla base della dichiarazione dei redditi o della Certificazione Unica relativa all’anno precedente, garantendo così l’accesso al beneficio esclusivamente ai soggetti che rientrano effettivamente nei requisiti previsti.

 

Le ipotesi allo studio per la revisione del superbollo

Decisamente più complesso si presenta il futuro del superbollo, la sovrattassa che colpisce le auto più potenti con meno di vent’anni di età. L’abolizione totale, più volte evocata nel dibattito politico, appare al momento poco probabile. Negli ultimi mesi, infatti, questa ipotesi è stata progressivamente ridimensionata, fino a tradursi in una generica promessa di “riforma”, priva però di testi ufficiali o proposte normative concrete.

Il principale ostacolo resta di natura economica: l’eliminazione del superbollo comporterebbe un mancato gettito stimato in oltre 200 milioni di euro l’anno per le casse dello Stato. Un impatto che rende difficile immaginare un intervento radicale nel breve periodo.

Più realistico sembra invece lo scenario di una mini-riforma, anche alla luce delle posizioni espresse negli ultimi anni dalla Lega, che ha spesso indicato il superbollo tra le imposte da rivedere. L’ipotesi più accreditata riguarda l’innalzamento della soglia di potenza oltre la quale scatta la tassa: dagli attuali 185 kW si potrebbe tornare ai 225 kW previsti nella versione originaria della norma, introdotta nel 2011 dal governo Berlusconi.

Si tratterebbe, in sostanza, di un compromesso: nessuna abolizione, ma un alleggerimento selettivo che ridurrebbe l’impatto del superbollo su una parte delle vetture oggi penalizzate.

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